Bourriaud paragona l’artista al DJ o al programmatore: non autore che genera forme ex novo, ma operatore che combina, filtra e rimonta forme esistenti. La pratica creativa diventa editing: campionare, montare, sincronizzare, riscrivere. L’opera funziona come dispositivo di connessione, un nodo che lega media, codici e comunità, trasformando la cultura esistente in nuovi scenari e nuove esperienze.