L’identità non è un dato naturale, ma una tecnologia politica: un dispositivo che organizza, classifica e rende gli individui leggibili, come mostra Foucault nel legame tra nome, sorveglianza e controllo. Ma esiste anche un uso sovversivo del nome: gli improper name descritti da Deleuze e Deleuze-Guattari, nomi non propri e condivisi che non individuano ma moltiplicano i soggetti. In questo senso, la maschera – reale o simbolica – diventa un’interfaccia capace di sfuggire all’identificazione e di attivare nuove forme di azione.