Isgrò prende testi stampati (enciclopedie, codici, articoli) e li cancella con bande nere lasciando visibili solo frammenti. L’atto di cancellare diventa poetico, grafico, critico: ciò che resta e ciò che scompare costruiscono nuovi livelli di senso. Il testo si trasforma in superficie visiva ritmica e astratta che genera narrazioni per sottrazione, portando la tradizione della poesia visiva dentro la pratica concettuale e mettendo in discussione l’autorità del testo stampato.