Filippo Tommaso Marinetti e i futuristi trasformano la parola scritta in un gesto visivo: lettere che esplodono, si inclinano, aumentano di peso, si sovrappongono e urlano sulla pagina. Con le "parole in libertà" il testo si emancipa dalla linearità della sintassi e diventa puro ritmo visivo-sonoro, anticipando il concetto di tipografia in movimento. In opere come "Zang Tumb Tumb" (1914) Marinetti usa corpi tipografici, pesi e orientamenti diversi per restituire visivamente rumori, esplosioni e caos della battaglia, trasformando la pagina in un campo di forze tipografiche e ponendo le basi della futura poesia visiva.